Dal saluto di Wawrinka al “Dove sei tu c’era Gianni Clerici”. I brividi del Day2 a Wimbledon
Da stasera, quando si dirà “avere la pelle d’oca” si porterà come esempio l’applauso del pubblico londinese per salutare l’ultima uscita di Stan Wawrinka.
L’incontro con Matteo Berrettini, durato la bellezza di 4 ore e 19 minuti, è stata un’emozione pazzesca, dalla prima all’ultima palla. Quattro set, quattro tiebreak mozzafiato, con nessuno dei due atleti che riusciva a sovrastare veramente l’altro. Nessun game strappato, entrambi con servizi a oltre 200 chilometri orari (130 miglia, anzi) e con smorzate e incroci da incanto. Il gesso del Court No. 1 è stato spazzato innumerevoli volte, sconvolgendo il pubblico – che non poteva di certo trattenersi vedendolo alzarsi dall’erba in nuvole così evidenti.

Quel maledetto rovescio. Ma si può adorare davvero così tanto un gesto tecnico? Quanta potenza sprigiona quel polso ad uscire? E che movimento incredibile attua Matteo nella prima di servizio?
Il pubblico è innamorato. Si alterna al tifo. I cori per Matteo sono compatti e nitidi, come una tifoseria calciofila. Le grida per Stan fanno invece vibrare le sedie, quando l’elvetico inneggia gli spettatori.
Un tiebreak più splendido dell’altro, con il secondo a chiudersi addirittura 18-16. Stan ha peccato di soli due errori, proprio sulla chiusura del secondo e del terzo parziale, consegnando il match a Matteo. Menomale che è finita, perché avevo la netta sensazione che la signora accanto a me avrebbe altresì dovuto chiedere un trapianto di capelli. O il pronto soccorso per un infarto. Su 4 ore ne è stata almeno 2 con le mani a tirarsi le ciocche bionde.

Le scarpe rosse di terra rossa di Stan The man con il simbolo dei tre gran slam vinti in carriera (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
LA TRASFORMAZIONE DI UNA SCRIVANIA
Sono le 22:33 e sto cercando di dare un senso logico a tutte le tachicardie per i set point di Stanimal, per i dritti in volo di Berrettini. Per la mia entrata ufficiale sul campo numero 1, per aver visto la chiusura iconica del tetto (sempre emozionante), per le urla di Bublik ma anche per le corse di quegli strani passerotti bianchi e neri che ti sfrecciano vicino in cerca di briciole cadenti.

Una foto d’archivio di Matteo Berrettini a Wimbledon 2018 – RDOsport
Nella sala stampa i banchi di lavoro sono un’unica tavolata divisa da piccole barriere in lamiera e plexiglass, con davanti ad ogni postazione un bellissimo schermo in cui puoi vedere praticamente qualunque cosa si muova per Wimbledon. Di fianco ho colleghi italiani, un australiano.
Si avvicina Stefano Semeraro, che conosco da anni. Amichevolmente mi rivela: “sai Marta che quella dove sei tu era la postazione di Gianni Clerici?” Macché dici dai, non sarà mica vero. “Sì sì, è così. Per anni Gianni è stato seduto proprio lì dove sei tu. Quindi è un posto speciale”. Mi saluta, se ne va.
Rimango di sasso. Brividi. Stavolta i capelli dritti stanno sopra i miei occhiali.
Wimbledon si è fermato per qualche istante, la mia scrivania è diventata un altare.
“Lo scriba del tennis” scriveva da dove sto scrivendo io.
Concretamente non si sta parlando di nulla, è vero. Io non ho scelto questa postazione, tantomeno il signor Clerici. Ci sono oltre un centinaio di scrivanie qui, senza una comprensibile logica di assegnazione e chissà quante penne importanti sono passate da questa sala.
Ma se si ha un cuore ingenuo (forse) e una mente da sognatore, se si ha almeno una pallida idea di che mente eccezionale fosse Clerici, questi dettagli, queste piccole, piccole coincidenze…fanno brillare gli occhi e sentire uno spiffero gelido e bollente al contempo che ti percorre dentro, dalle orecchie alla punta delle dita facendoti anche pizzicare il naso.

Roberto Dell’Olivo con Gianni Clerici al Roland Garros, 2017
E chissà quanto pizzicore ha avuto anche Stan, che nella sala conferenze ci arriva ancora visibilmente emozionato (almeno eravamo in due).
Stan, in questo tuo tour di addio ci sono tanti bambini che ad ogni match continuano ad urlare il tuo nome. Che emozione è sentirli?
“Per me è il sentimento migliore in assoluto il sentire i bambini che mi supportano. È la ragione che mi ha sempre spinto, che mi ha portato a giocare così a lungo il poter regalare emozioni e condividerle in tutti match con i miei fan. Come stasera, che è stata una serata speciale, fantastica, con un’atmosfera pazzesca condivisa con Matteo.”

Roland Garros 2026. Stan Wawrinka, Merci (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Stan ha ballato per l’ultima volta sull’erba battuta di Wimbledon all’alba dei suoi 41 anni.
Alle 23:30 esco dai cancelli dell’AELTC con un bagaglio di commozione che pesa un po’, stasera. Senza riuscire a togliermi l’immagine di quel signore con la fronte larghissima, gli occhi piccoli e vispi, che si muoveva nel torneo più iconico del mondo…alzandosi da dove mi alzo io.