Eala, il fiore che sboccia a Wimbledon mentre Berrettini saluta gli inglesi
Ogni sogno cresce come un seme. “Una volta che germoglia, non può essere fermato.”
Sull’erba di Wimbledon, questo detto diventa ancor più d’effetto.
Un potente quanto poetico messaggio, ricamato in bianco in maniera impercettibile sullo strap della visiera in lingua tagalog: “Kapag lumago, hindi na hihinto”, proprio sotto la lunghissima coda nera raccolta a ciocche.
UN GERMOGLIO FILIPPINO
La mancina Alexandra Eala, già prima giocatrice filippina a essere testa di serie in un Grande Slam, fiera delle proprie origini, ha dato una grandissima prova sul centrale, in apertura della sesta giornata dello Slam.

Una simulazione di rovescio e una di dritto mentre è spalle alla rete: dopo questo rituale, compiuto dopo ogni punto, Alex può girarsi e affrontare quello successivo. Lavorazione di palla clamorosa, pubblico in visibilio, Iga Swiatek le deve tentare tutte per sopraffare l’aggressività della piccola furia mancina. Un vero diamante per il tennis femminile, che unisce delicatezza a puro agonismo.
Una ragazza che arrossisce in conferenza quando le viene fatto notare che di fatto è un modello di riferimento per le donne nelle Filippine, sportive e non. Che tiene le sue origini ben salde nel cuore. “I miei genitori mi hanno plasmata, averli con me è una benedizione. Sono cresciuta su un campo da basket (dove andava sempre nel dopo scuola con nonno e fratello) con le righe da tennis disegnate sopra. C’erano i canestri e quindi non potevo arretrare molto perché altrimenti ne avrei colpita la base, forse è anche da questo che deriva la mia aggressività in particolare sull’erba. Qui ho sensazioni positive.”
Salutano così Wimbledon la testa di serie numero 3 Swiatek e la numero 2 Rybakina.

Iga Swiątek il giorno dopo della sua vittoria al Roland Garros, con la coppa in mano in. giro per prigionarono (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
DALLA POESIA ALLA COMMEDIA CON COBOLLI
Se da un lato abbiamo questa poesia emotiva così forte, da un altro abbiamo invece la già citata stand-up comedy, con la stessa sensazione positiva di Flavio Cobolli…ma dopo essere stato in bagno. Parole sue.
“Sul 6-0 sentivo che non andava qualcosa allo stomaco. Sono andato quindi in bagno e mi sono liberato del problema.” contro Khachanov sono volate botte da orbi, con tweener del russo e passanti bellissimi del romano.
“La danza che ho fatto a fine partita è la celebrazione di un calciatore brasiliano che adoro e anche una scommessa con il mio coach. Sono due volte che mi scordo di farla e stavolta non potevo dimenticarmene.”
Riguardo il tifo, tutto dalla sua: “È stato come giocare in Coppa Davis e quando la Coppa Davis chiama io rispondo sempre. Ora è tempo di fare una buona cena con il mio team, offro io, è una bella vittoria da festeggiare.”

Flavio Cobolli in maglia nazionale (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Dopo le 3 ore e 59 di partita Flavio spende le ultime energie per distribuire a tifosi ben precisi gli asciugamani griffati Wimbledon del match. Due bambine, un bambino, un’anziana signora inglese con il cappello di paglia che gli aveva fatto il tifo per tutta la partita. La signora non riesce a chiudere la bocca tanto è la sorpresa di vedere Flavio che le porta l’asciugamano e la stringe in un abbraccio. “Oh my God, no way!!!” si legge dal labiale.
L’ultimo dettaglio su cui Flavio non si risparmia è la pulizia del suo angolo, azione difficilmente riscontrabile sui campi da tennis. Il romano raccoglie tutte le cartacce che ha gettato sotto la sedia durante l’incontro e le butta nel cestino. Per poi prendere il borsone e a dedicarsi agli autografi. Un vero galantuomo.

Dopo aver fatto la riserva a Berlino, Flavio Cobolli è stato promosso titolare a San Francisco (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
DALLA LOTTA PER IL TITOLO…A QUELLA PER MIGLIOR UMORISTA
Ma come per il Roland Garros, il concorrente di Flavio è sempre Alexander Zverev e stavolta parliamo di comicità.
Sasha sembra essere tra i più in palla di Wimbledon, liquidando lo statunitense Giron in tre set. “Come hai fatto a vincere un incontro con un avversario così difficile?” il tedesco scatena le risa del pubblico con una risposta secca: “Bèh, ho realizzato l’ultimo punto, ecco perché ho vinto. Mi piace lo humor che ha la gente, qui.” Sasha cavalca l’onda dell’umorismo inglese.
“Nella tua borsa Head hai ovviamente le racchette, ma nell’altra misteriosa nera cosa c’è?” chiede l’intervistatrice a fine match. “Non lo so, l’ha fatta mia mamma. Probabilmente ci sono tante giacche per non sentire freddo o magliette pulite.” Pubblico completamente conquistato. Comedy test superato per Zverev!

Un momento comico di Zverev alle NITTO ATP Finals (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
MAYDAY – USA!
Ma a proposito di americani, si riduce sensibilmente il numero dei stelle e strisce sull’erba. Dal turno precedente in cui erano presenti 8 giocatrici solo 5 ne sono passate agli ottavi, tra cui la qualificata Krueger che se la vedrà contro l’ucraina Kostyuk.
Lato maschile invece erano in 7 ma al quarto turno accede solo il caro amico Fritz vincitore su Sonego. Perdono Tiafoe contro Bublik in un altro rally eccezionale oltre le 4 ore di gioco (match che ha chiuso la giornata di sabato a Londra), Svajda contro De Minaur, Brooksby da Sinner, Zheng da Aliassime, Paul da Hurkacz, Giron.

Taylor Fritz fa il suo ingresso in campo (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
L’INCANTO DI BERRETTINI-DIMITROV
Il match di cartello comunque è la battaglia clamorosa tra Berrettini e Dimitrov che, come volevasi dimostrare, ha ammaliato il pubblico per cinque fantastici set.
“Il tennis non è una corsa a chi va più veloce, ma una maratona di resistenza.” dirà Grigor a fine match.
Rispetto ai match precedenti, Dimitrov aveva dimostrato più focus, scansando agilmente la pratica Mensik, mentre Berrettini aveva trovato più difficoltà contro Fils.

L’inizio dello scontro da ragione a questa analisi, con il bulgaro in vantaggio 2 set a 0. È poi Matteo a cambiare marcia, divenire più aggressivo provando a gestire il gioco. Il terzo set se lo porta a casa, ma già il quarto è sul filo del rasoio. Dimitrov sta rientrando.
La lotta maggiore comunque c’è stata a fine quarto set, quando c’è stato il cambio maglia per entrambi. Ma anche lì, i decibel per Dimitrov hanno avuto la meglio.

Dimitrov a Parigi Bercy, 2021 (foto © Rdosport)
Le soluzioni di Dimitrov sono più efficaci, più aggressive, più azzardate. Grigor corre, cade ma si alza subito graffiando il terreno con le mani. Matteo non è sulla stessa linea. Si ferma al terzo turno la rincorsa al sogno per l’azzurro. Mentre per Dimitrov è tempo del riscatto, da quell’infortunio che lo aveva atterrato l’anno scorso contro Sinner proprio agli ottavi.
La seconda settimana è servita.