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Ciao Roger, eroe romantico e vincente della Grande Bellezza

Difficile da spiegare, ma non c’è nessun velo di tristezza. Il giorno in cui il più grande di tutti annuncia il ritiro dai campi di tennis di tutto il mondo, si è pervasi solo da un sentimento di profonda gratitudine. Per le emozioni, certo, per i trionfi ed i record ma nsoprattutto per la Grande Bellezza.
Roger Federer è stato il più grande di tutti. Si badi bene, non abbiamo detto il più forte, non ci appassionano le dispute tra aficionados né il computo aritmetico delle vittorie negli slam, delle settimane in vetta al ranking o dei confronti diretti. È stato il più grande e tale resterà perché è stato l’unico a riuscire a coniugare il tennis dei gesti bianchi con l’atletismo e la fisicità del tennis moderno. Un atleta clamoroso, un ballerino prestato al tennis tanta è stata la sua eleganza e la sua coordinazione, ma soprattutto l’unico capace di inventare colpi e giocate che non si erano visti prima e non si rivedranno più sul rettangolo di gioco.


Una carriera senza dubbio epica non solo nelle innumerevoli vittorie, ma anche nelle sconfitte, nelle battaglie all’ultimo sangue e finanche nelle vittorie senza storia ma sempre meritevoli di essere vissute perché impreziosite da lampi accecanti di talento. Non c’è mai stato un rimpianto per una nottata persa, per tre ore di lavoro sprecate o per un’uscita in meno con la fidanzata o gli amici: Roger ha sempre avuto la grazia di non farci sentire in colpa per il tempo dedicato a vivere in compagnia sua e della poesia del suo tennis.
Un’antinomia vivente, una negazione costante di ogni concetto temporale, Roger avrebbe potuto parimenti – unico tra tanti – giocare con le antiche racchette di legno così come ha fatto per oltre venti anni con gli attuali attrezzi ultraleggeri. Eppure il suono dei suoi colpi, il famoso “pof pof” di panattiana memoria rimarrà indelebile per tutti gli appassionati.


Un fuoriclasse mai fuori posto, un campione dal volto umano, dal sorriso sempre elegante e dai gesti signorili. Un’icona pop mondiale contemporanea, ma anche un brand irripetibile, perché di certo stiamo parlando di uno degli sportivi più ricchi di tutti i tempi.
Chi ha avuto la fortuna, come noi, di vederlo giocare, palleggiare, anche solo allenarsi da pochi metri di distanza, può capire la poesia che si cela dietro i suoi gesti tecnici. Il silenzio che accompagnava le sue esecuzioni, i suoi passi felpati, i boati del pubblico in visibilio. La regalità della sua figura, immortale tra gli immortali.

Scegliere il momento in cui dire addio non è facile quando sei stato un fenomeno. Avesse trasformato uno di quei due match point nella finale di Wimbledon 2019 forse un pensierino ce lo avrebbe fatto, in barba agli sponsor ed alle promesse. Si è trascinato ancora per un po’, barcollando per un ginocchio ballerino che gli ha chiesto il conto dopo anni di immensi sacrifici. Potrà dedicarsi ai suoi quattro figli e a Mirka, alla sua fondazione, a passeggiare trai tornei nel suo ruolo di ambasciatore inimitabile del tennis.


Gli mancherà l’emozione della competizione, ma siamo sicuri che gli passerà presto, perché Roger saprà godersi la vita.
Mancherà a noi, certo, ma tutte le favole, anche le più belle hanno un inizio ed una fine. Mancherà probabilmente ai suoi storici rivali, Rafa Nadal e Novak Djokovic i quali si troveranno senza il punto di riferimento principale della loro carriera. E magari, un po’
smarriti senza la stella polare, cominceranno a pensare che il tempo sia giunto anche per loro.

Roger Federer – Laver cup 2019 Ginevra – foto di Roberto Dell’Olivo

Saluterà nella Laver Cup, una sua invenzione, trai suoi amici e i suoi compagni di viaggio. Nella sua Londra, dove ha scritto le pagine più spettacolari della sua carriera sui prati di Wimbledon. Il tennis andrà avanti, sport come pochi che ha una capacità innata di rinnovarsi e rigenerarsi. Ma come Roger non ci sarà nessuno mai.

Comments (1)

  • Stefano

    👍🎾 bravo Robi

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