Sergio Palmieri “Quanto è bella la Coppa Davis!” – con video intervista
Sergio Palmieri: una vera icona del tennis italiano. 80 anni da compiere il prossimo 28 novembre, una vita dedicata al tennis. Soprattutto da dirigente, ma anche da giocatore.

Sergio Palmieri insieme a Marcello Marchesini patron del gruppo Mef (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
“Nei primi anni 60 mi sono tolto qualche soddisfazione, come la vittoria al Roland Garros su Jaroslav Drobny, uno dei giocatori più forti del tempo, anche se ormai aveva qualche annetto quando lo affrontai.”

Il campo centrale del Roland Garros prima dell’ultima ristrutturazione (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Drobny vinse due volte al Roland Garros, ed una volta Wimbledon nel ’54. La particolarità maggiore di questo giocatore fu però la sua duttilità, al tempo stesso campione di tennis ed anche di Hockey su Ghiaccio. Nato in Cecoslovacchia, lasciò il suo paese nel ’49, ottenendo dapprima la ccittadinanza egiziana e poi quella britannica.

La Coppa Davis e il suo albo d’oro (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
“A Wimbledon invece non sono riuscito a qualificarmi in singolare, ma arrivai al terzo turno nel doppio misto, in coppia con una olandese molto più forte di me. I commentatori del tempo mi ricordo dissero ‘Sul campo numero uno possono arrivare a giocare davvero anche degli sconosciuti.’ E d’altra parte come dare loro torto. Erano quelli i tempi dei grandi australiani Rod Laver e Ken Rosewall.”

Ken Rosewall e il presidente della Atp Andrea Gaudenzi- ATP CUP 2020 Sydney – foto di Roberto Dell’Olivo
Incontrare e parlare con Palmieri equivale ad aprire il grande libro dei ricordi di questo sport. A Sergio piace soffermarsi e disquisire di tennis, sia quello attuale, sia quello dei suoi tempi. Lo abbiamo avvicinato in centro a Todi sotto il Palazzo del Capitano dove per qualche giorno è rimasta in esposizione niente meno che la Coppa Davis. E lui è proprio li che gira attorno all’insalatiera intento a scrutare qualche dettaglio.

Sergio Palmieri guarda da vicinio l’Insalatiera in quel di Todi (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
“Stavo cercando i nomi dei vincitori dell’edizione 1954, una delle prime edizioni che ho seguito.” . Cercavo una conferma che la mia memoria fosse ancora integra, erano gli anni in cui Stati Uniti e Australia si dividevano il titolo.” Nel 1954 vinsero gli Stati Uniti di Tony Trabert contro il Messico.
È veramente bello vedere come anche uno come Sergio Palmieri, che la Coppa Davis l’ ha vista mille volte da molto vicino, continui ad emozionarsi quando ha la possibilità di ammirarla.

Alla ricerca di qualche vincitore (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
La sua foto insieme all’insalatiera fa capire da sola quanto questa manifestazione sia stata importante per il tennis. Nella speranza che continui ad esserlo anche nel format moderno, che peraltro vedrà dal prossimo 18 novembre disputare la fase finale nel nostro Paese per 3 edizioni consecutive, fino al 2027.
“Di partite di Coppa Davis ne ho viste davvero tante – racconta Palmieri – anche quelle in cui l’Italia non c’era.”

La prima vittoria dell’Italia quella del 1976 (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Nella vita da dirigente Sergio ha ricoperto tantissimi ruoli, fra i tanti quello di manager di John Mc Enroe. “Uno dei momenti per me più imbarazzanti fu quando nel 1979 si gioco la finalissima a San Francisco tra Stati Uniti ed Italia. Io ricoprivo i il ruolo di general manager della squadra azzurra. Ma alla sera uscivo a cena con Mc Enroe ed i suoi compagni. Erano decisamente altri tempi, in cui l’amicizia andava oltre il mero risultato sportivo.”

John. McEnroe durante un match esibizione a Melbourne (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Per la cronaca gli Stati Uniti batterono l’Italia per 5-0 . Si giocò dal 14 al 16 dicembre 1979 al Civic Auditorium di San Francisco, luogo in cui a fine settembre di quest’anno è stata allestita una serata di Gala, giusto qualche ora dell’inizio dell’ottava edizione della Laver Cup.

Rod Laver e signora a San Francisco (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Curioso che al black carpet ci fossero anche alcuni personaggi di quella finale, come Stan Smith, che allora, in coppia con Bob Lutz, battè Panatta e Bertolucci (6-4 12-10, 6-2).

Stan Smith Hall of fame – San Francisco 2025 (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
E poi certo non poteva mancare John Mc Enroe, immortalato al suo arrivo proprio al Bill Graham Civic Center (Foto RDOSPORT MARTA MAGNI IMAGES) ora edificio utilizzato per lo più come teatro.

John McEnroe all’arrivo a San Francisco al Bill Graham Civic Center (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Un po’ di nostalgia per chi il tennis lo ha seguito gia da quei tempi. Basti pensare che in quella finale fu protagonista anche il compianto Vitas Gerulaitis. Per l’Italia in panchina c’era Vittorio Crotta ed in campo anche Barazzutti e Zugarelli.

Adriano Panatta alla Unipol Arena per la Davis Cup (foto Rdosport Marta Magni Images)
È davvero un attimo perdersi nei ricordi di Palmieri, i collegamenti poi che ne possono nascere sono davvero molteplici. Certo è che il suo rapporto con John Mc Enroe è stato qualcosa di assolutamente speciale. “Sai quante ne abbiamo passate insieme nei 17 anni in cui sono stato suo manager!”

Foto ravvicinata della Coppa Davis (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
LA PROPOSTA INDECENTE
“Come potevo non dirlo a John. Lo volevano a tutti i costi per un’esibizione a Sun City in Sudafrica. Erano i tempi dell’apartheid. Ci fecero una prima proposta davvero molto allettante. Ma quando solo cercai di informare John di tutto ciò lui mi anticipò ‘Sergio non parlarmi di Sudafrica, non ci andrò mai.’
“Riferisco cosí che non c’erano spazi di trattativa ma volevano John a tutti i costi. Arriveranno ad una cifra pazzesca. Come facevo a non parlarne ancora con Mc Enroe. Poi che dicesse lui di dire di no, ma dopo aver sentito la cifra che erano disposti a dargli.”

John McEnroe – Laver Cup 2019 – foto di Roberto Dell’Olivo
‘Ma allora non hai capito proprio nulla, io non andro’ mai a giocar in Sudafrica. Dei soldi non me ne frega proprio nulla, li c’è l’apartheid e non voglio essere usato.’ Sono rimasto stordito da come John mi ha gradito. Mi ha pure accusato ‘Tu pensi solo alla tua provvigione. Non ti parlo più.’ E fu cosi per oltre un mese.”
Momenti complicati che visti a distanza di tanti anni fanno sorridere. “John Mc Enroe fu davvero uno dei più grandi tennisti in assoluto.”

Sergio Palmieri in tribuna agli Internazionali di Todi (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Passa il tempo ma ancora oggi dove c’è tennis se guardi bene in un angolino da qualche parte è facile che trovi ancora Sergio Palmieri. Come è stato nei giorni degli Internazionali di tennis di Todi, li a guardare nuovi giovani talenti italiani in rampa di lancio e come ancora succede al Foro Italico a Roma. “Meglio lavorare dietro le quinte, lontano dai riflettori.”

Il campo intestato a Pietrangeli visto dall’alto del centrale del Foro Italico (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
La passione del tennis continua ad accompagnare quest’uomo. “Mi considero particolarmente fortunato, nella vita ho fatto quello che avevo voglia di fare e che mi piaceva fare. Qualcosa che mi sento di augurare possa accadere a tutti.”