Un mental trainer all’Accademia ‘Net’ alla ricerca della routine perfetta
Una lezione del tutto speciale quella a cui abbiamo assistito all’Accademia del Net Riviera Sport Village. Oggi si impara a cancellare la propria memoria. Una, dieci, cento volte e ancora più, durante un proprio match. Finita un’azione si deve subito pensare a quella successiva. Meditare sui colpi passati può essere controproducente. Chi ha praticato qualsiasi sport lo sa, a qualsiasi livello. Quante volte si resta col pensiero a quella palla sbagliata o a quel colpo che eri convintissimo fosse dentro ma il tuo avversario l’ha chiamato out. E tu a forza di continuare a pensarci vai a perdere anche altri punti che potevi tranquillamente vincere.

Un allenamento non solo di tecnica sui campi dell’Accademia del Net Riviera Sport Village (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
C’è molto caldo, temperature che superano abbondantemente i 30 gradi, in piscina si sta benissimo, complice anche un po’ d’aria e qualche tuffo in acqua ideale per rinfrescarsi.

La piscina del Net Riviera Sport Village, un luogo ideale per passare una giornata in pieno relax (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Per Yuri e Lachlan è invece tempo di allenarsi insieme ad un mental trainer chiamato esattamente ed esclusivamente per questo scopo. “Tante cose le potevamo probabilmente dirle anche noi ai ragazzi – ammette Mamo, spalla destra di sempre di Matteo Viola, preparatore atletico dell’ex 118 ATP -. Ma non avrebbe avuto la stessa efficacia. Meglio ricorrere ad una figura esterna, ad hoc, per insegnare come si deve fare. L’attenzione cresce e tutto risulta più coinvolgente.”

Mamo segue Yuri durante l’allenamento (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Finito il punto ci deve essere un momento che definisce la fine di quanto appena accaduto e l’inizio di un altro momento in cui non si sta giocando, preparandosi al punto successivo. Una sorta di semaforo, che diventa rosso e poi torna verde.

Un allungo di diritto di Yuri Camoglio, allievo dell’Accademia del Net Riviera Sport Village (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Federico Di Carlo entra nei dettagli. “Per aiutare i ragazzi a riconoscere il momento in cui devono staccare, utilizzo un fischietto. Hai appena sbagliato un colpo, sei arrabbiato per un tuo errore? Ecco, questo è il momento per fermarti e resettare tutto. Sei tu che devi scegliere come farlo. Vuoi utilizzare l’asciugamano? Ok, va benissimo, ma devi farlo. Vuoi dare un nome al tuo towel e chiamarlo? Perché no.Trova la tua modalità, ma basta che ti serva per uscire dal punto e trovare l’attenzione per rientrare nel match pochi secondi piu tardi.”

Lachlan Pallone insieme al Mental Trainer Federico Di Carlo (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
I mille tic di Nadal sono lì ad indicare una modalità. Il soffiare sul manico della racchetta, alla moda di Berrettini ma anche di Sinner, potrebbe essere un’altra soluzione. C’è poi chi traccia con la racchetta una linea sul campo in terra battuta, ma anche sul cemento, come Gasquet, Arnaldi, Vavassori.Tutto va bene. Basta farlo.

Una delle routine di Matteo Berrettini: il soffio sulla racchetta (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
“Si deve creare una sorta di routine.” Oggi Yuri e Lachlan erano al loro primo incontro, al primo approccio su questo tema.
Si è visto quanto stessero facendo fatica. Giocavano, ma non pensavano quasi più al loro gioco, a vincere il punto, piuttosto a cosa avrebbero dovuto fare quando il mental trainer avrebbe messo quel ‘maledetto’ fischietto in bocca.

Il fischietto come segnale (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
“Ricordo quando Matteo (Viola, ndr) giocava. Quanta fatica ha fatto per apprendere questi meccanismi.Un giorno mi disse ‘no, non fa per me, io continuo alla mia maniera.’ E poi la settimana successiva vinse pure un torneo. ‘Mamo hai che visto avevo ragione io?!’ Ma poi col tempo anche Matteo comprese l’importanza del non perdere tempo, risorse nervose per pensare ai propri errori, al punto appena perso, oppure anche appena vinto.” racconta il preparatore Mamo.

Matteo Viola insieme a Mamo (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Qui entra in gioco tutta l’esperienza di un’atleta che ha fatto del tennis la sua professione. E che cerca di far evitare ai propri allievi di commettere i suoi stessi errori.
Un mental trainer che ti allena a metabolizzare questa importante situazione di gioco o meglio, di non gioco, non è ssolutamente qualcosa di banale.

(foto © Rdosport & Marta Magni Images)
“Non basta dirlo, raccontarlo – sottolinea Di Carlo – devi riuscire a fare vivere questa situazione ai ragazzi direttamente in campo. Difficile assimilarlo all’inizio, ma piano piano tutto diventerà automatico e si sarà risparmiato risorse fisiche importanti da riservare alla tattica di gioco, a come battere il tuo avversario.”
Fa sempre più caldo e la stanchezza inizia a prendere il sopravvento. “Nei prossimi giorni torneremo su questo tema. Altre ore di allenamento attendono i nostri ragazzi”.

Dopo un allenamento intenso un momento di relax a bordo piscina (foto © Rdosport & Marta Magni Images)
Nel mentre ecco un facile compito a casa valido davvero per tutti. Provate a guardare i grandi campioni del tennis e scoprire le modalità che adottano per switchare da un quindici ad un altro. Sarà divertente vedere quanti metodi sono stati inventati e come davvero tutti abbiano trovato la loro routine ideale.